Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante nell’esplorazione di nuove terapie per il trattamento dell’autismo. Uno studio recente ha analizzato gli effetti del trattamento con sangue cordonale nei bambini con autismo, con particolare attenzione ai cambiamenti nella connettività della sostanza bianca del cervello. I risultati suggeriscono che l’infusione di sangue cordonale possa avere un impatto significativo sulla riorganizzazione delle reti neurali, aprendo nuove prospettive per la comprensione del ruolo delle cellule staminali nel trattamento dei disturbi neurologici.
Il Sangue Cordonale e la connettività della sostanza bianca
Lo studio ha dimostrato che il trattamento con sangue cordonale ha determinato un aumento della robustezza della connettività tra alcune aree chiave del cervello nei bambini con un quoziente intellettivo non verbale pari o superiore a 70. In particolare, si è osservato un incremento della robustezza (ORC) della connessione tra il cuneo e il giro fusiforme nell’emisfero sinistro. Inoltre, nei bambini che hanno ricevuto un’infusione di sangue cordonale alla baseline, si è riscontrato un rafforzamento della connessione tra la corteccia cingolata anteriore caudale destra e la corteccia frontale inferiore sinistra.
Questi risultati sono particolarmente rilevanti poiché suggeriscono che il trattamento con sangue cordonale possa contribuire a una riorganizzazione strutturale delle reti neurali coinvolte nei processi cognitivi e sociali compromessi nei bambini con autismo. Il giro fusiforme è noto per il suo ruolo nella percezione facciale, mentre la corteccia cingolata anteriore è associata al controllo cognitivo e alle difficoltà sociali tipiche dell’autismo.

Un nuovo biomarker per la ricerca sull’autismo
Uno degli aspetti più innovativi di questo studio è l’utilizzo dell’ORC (Overall Robustness of Connectivity) come metrica per valutare i cambiamenti nella connettività cerebrale. Tradizionalmente, le ricerche si sono concentrate sulle connessioni tra coppie specifiche di regioni cerebrali, senza considerare il loro ruolo in reti neurali più ampie. L’ORC consente di valutare la robustezza della connettività tra regioni in un contesto di rete globale, offrendo una visione più completa dei cambiamenti strutturali indotti dal trattamento con sangue cordonale.
L’uso della risonanza magnetica per diffusione (DTI) ha permesso di identificare modificazioni nella connettività della sostanza bianca che potrebbero rappresentare un nuovo biomarker per il monitoraggio dell’efficacia dei trattamenti per l’autismo. Sebbene lo studio non abbia riscontrato una correlazione diretta tra i cambiamenti nella connettività cerebrale e i miglioramenti clinici, i risultati suggeriscono che le alterazioni strutturali potrebbero precedere i cambiamenti comportamentali, non ancora rilevati dalle misurazioni cliniche tradizionali.
Il ruolo del Sangue Cordonale nel trattamento dell’Autismo
Le cellule staminali presenti nel sangue cordonale hanno dimostrato un potenziale significativo nel ridurre la neuroinfiammazione e nel favorire la riparazione del tessuto cerebrale. Numerosi studi hanno evidenziato come l’infiammazione neurale sia un fattore chiave nell’autismo, con un impatto diretto sulla connettività della sostanza bianca e sulle funzioni cognitive. L’infusione di sangue cordonale potrebbe quindi agire come un meccanismo di modulazione neuroinfiammatoria, contribuendo a ripristinare l’equilibrio delle reti neurali compromesse.
Prospettive future e sfide della ricerca sul Sangue Cordonale
Sebbene i risultati di questo studio siano promettenti, restano diverse sfide da affrontare prima di poter considerare il trattamento con sangue cordonale come una strategia terapeutica consolidata per l’autismo. Tra le principali questioni aperte vi sono:
- La necessità di studi più ampi e controllati per confermare i risultati preliminari.
- L’identificazione di sottogruppi di pazienti che potrebbero beneficiare maggiormente del trattamento con sangue cordonale.
- La comprensione dei meccanismi biologici attraverso cui il sangue cordonale influisce sulla connettività cerebrale.
Inoltre, è fondamentale sviluppare metodologie più precise per misurare gli effetti clinici dei trattamenti con sangue cordonale, evitando i bias legati alle valutazioni soggettive di genitori e clinici.

L’importanza della Conservazione del Sangue Cordonale presso una biobanca accreditata FACT NetCord
La conservazione del sangue cordonale è un aspetto fondamentale per garantire l’accesso futuro a potenziali trattamenti basati sulle cellule staminali. Le biobanche accreditate FACT NetCord seguono rigorosi standard di qualità per la raccolta, il trattamento e la conservazione del sangue cordonale, assicurando che le cellule staminali rimangano vitali e utilizzabili nel tempo.
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Conclusione
Questo studio rappresenta un passo importante nella ricerca sull’autismo, suggerendo che il trattamento con sangue cordonale possa avere effetti sulla connettività cerebrale e aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche basate sull’uso delle cellule staminali. Sebbene non vi siano ancora prove definitive sull’efficacia del trattamento con sangue cordonale per migliorare i sintomi clinici dell’autismo, l’utilizzo della DTI come biomarker potrebbe fornire uno strumento prezioso per valutare gli effetti delle terapie e sviluppare approcci più mirati. Con ulteriori ricerche, il sangue cordonale potrebbe diventare un’opzione terapeutica concreta per migliorare la qualità della vita delle persone con autismo.
Fonte: frontiersin.org/journals/psychiatry/articles/10.3389/fpsyt.2022.1026279/full